Un processo politico: Cutro

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Ci saranno parenti e sopravvissuti del naufragio di Cutro, come parti civili. Questo dato, in apparenza ovvio, non è affatto banale.

Gli avvocati degli imputati hanno sollevato, durante l’udienza al Tribunale di Crotone del 26 maggio, fuoco e fiamme poiché gli incartamenti non avrebbero accertato le parentele effettive. Oltre a raccontare dell’incredibile ignoranza sulle normative internazionali ed europee a riguardo (i parenti sono gazawi, afghani) tutto questo è emblematico della sordità rispetto non solo al sos inviato dall’ imbarcazione che si è deciso di non soccorrere e che sarebbe naufragata di lì a poco , ma anche al dolore, alla verità secca. Emblematico di chi si gira dall’altra parte “nell’ esercizio delle proprie funzioni”.

Evidentemente questi signori non erano presenti dopo il naufragio, non hanno dunque potuto ascoltare le urla dei parenti al Palazzetto del Palamilone (attrezzato in quei giorni per accogliere le bare e dove vi era la polizia scientifica per i riconoscimenti) in fase di riconoscimento dei corpi né i pianti di fronte alle foto dei corpi dei propri cari.

Questa sordità dilatava come una spada all’interno dell’aula del tribunale di Crotone, tanto da non far considerare parti civili nemmeno i due presunti scafisti che stavano sull’imbarcazione.

Evidentemente sordità incline a considerare le associazioni che volevano costituirsi parte civile come meri “cercatori di visibilità”, “assaltatori di diligenza” e millantatori. A sentire le eccezioni pare che la parola diritto sia una velleità quasi artistica che richiama di tanto in tanto platee, e non azione concreta, quotidiana, inarrestata ed irrinunciabile. Come spiegare a orizzonti così lontani il senso di giustizia, il dolore, le lotte insieme ai parenti per identificare i corpi ed evitare che inviassero le bare chissà dove senza considerare la volontà dei familiari? La lontananza pare incolmabile e speriamo che il tempo ci dia torto e che il processo restituisca alle storie delle vittime di Cutro il peso e la dignità che spetta loro.

Ben 25 associazioni, tra cui noi (Mem.Med – Memoria Mediterranea) e altri come Asgi e Progetto Diritti, in fondo rispondendo, sono state escluse in adesione, per larga linea, alle richieste dei difensori degli imputati. Associazioni che da sempre si spendono per la difesa dei diritti di quelle persone morte in mare a causa delle necropolitiche europee e che continueranno a farlo pretendendo di rispondere alla sordità diffusa pretendendo giustizia in ogni sede possibile.

Il processo potrà solo in parte dare risposte adeguate alla strage che fu Cutro, una strage di Stato e nulla potrà mai restituire la vita ai 96 tra uomini, donne e bambini morti il 26 febbraio del 2023, a 150 metri da una spiaggia…

Resteremo a presidiare anche da fuori delle aule, nei giorni processuali, perchè le voci di parenti e sopravvissuti non siano oscurate e dimenticate. Il processo Cutro non è solo un processo politico ma una ferita che non sarà sanata.

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